18) Jusepe de Ribera
Jusepe de Ribera Xàtiva, 1591 – Napoli, 1652Sant’Antonio abate

1645-1650 circa

olio su tela, cm 69 x 52

Il pittore spagnolo Jusepe de Ribera, nato nel 1591 a Xàtiva, vicino Valencia, poi trasferitosi a Napoli nel 1616, è tra le più alte espressioni caravaggesche nel Seicento. Infatti l’artista dipinge il Sant’Antonio Abate a mezzo busto, come un ritratto dal vivo, un vero uomo preso a modello dal pittore, in questo caso un anziano che compie una leggera smorfia con gli occhi e la bocca dischiusa senza denti.  Ha la barba lunga e folta, la pelle lucida e arrossata. Dal fondo buio emerge la mano sinistra che stringe il bastone di legno con il manico a T su cui è agganciata la campanella, simboli del Santo, descritti con pochi tocchi di pennello bagnati con molto colore lucido e pastoso.

Antonio abate nacque a Coma, in Egitto, intorno al 250 d.C., fu uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa. Rimasto orfano a vent’anni, distribuì tutti i suoi beni ai poveri e si ritirò nel deserto, dove intraprese una vita solitaria, superò molte tentazioni, e si dedicò alla coltivazione degli orti e all’intreccio delle stuoie. Morì nel 356 a più di cento anni. Già in vita accorrevano da lui, attratti dalla fama di santità, pellegrini e bisognosi da tutto l’Oriente. La sua vicenda è raccontata da un suo discepolo, sant’Atanasio di Alessandria, che contribuì a farne conoscere l’esempio in tutta la Chiesa.

In altri dipinti Sant’Antonio abate è spesso raffigurato circondato da donne licenziose, simbolo delle tentazioni, o con animali domestici come il maiale, di cui è popolare protettore. Qui il Santo invece è molto realistico e non ha nulla di mistico o spirituale: al contrario Ribera riesce a mostrarci con la sua pittura il ritratto di un vecchio, preso in primo piano, come in una fotografia.

Alcune curiosità legate al Santo: nel giorno a lui dedicato, il 17 gennaio, è usanza in questa data far benedire gli animali, ed è tradizione, in tutto il meridione e nelle zone rurali, accendere i cosiddetti “falò di sant’Antonio”, dalla funzione purificatrice e fecondatrice, come tutti i fuochi che segnavano il passaggio dall’inverno alla primavera.