6) Giovan Bernardino Azzolino
Nato a Cefalù intorno al 1572, morto a Napoli nel 1645San Paolino libera lo schiavo

1626-1631

olio su tela, cm 306 x 210

Tra le attività svolte dal Pio Monte vi era la liberazione, attraverso il pagamento di un riscatto, delle persone rapite dai turchi durante le incursioni sulle coste dell’Italia meridionale. Nell’archivio storico del Pio Monte della Misericordia sono conservate numerose carte, anche in ottomano, che testimoniano questa tratta di schiavi, e dell’impegno di questo Istituto a pagare la liberazione di molti. Si legge ad esempio in una lettera seicentesca del rapimento di un ragazzo di 14 anni, e dalle parole commoventi della madre che accorata scrive: “Alli Signori Governatori del Monte della Misericordia, Angela Scotto supplicando fa intendere alle Signorie loro, come tiene un figlio in potere di Turchi già quattro anni or sono, et non ha modo nessuno di poterlo ricattare, per essere poverissima, e carica di quattro figlie femine, et il detto suo figlio nomine Gioseppe Bergazzano Napoletano d’anni diecieotto, sta in pericolo grandissimo … Per tanto supplica le Siggnorie loro per le viscere di Cristo, che l’aiutino in tutto quello, che potranno, et li contribuiscano nelli ducati ducento”. L’attività del riscattare gli schiavi fu molto attiva per tutto il ‘600 e il secolo successivo, poi sostituita nel 1843 con l’aiuto rivolto alle donne in povertà per contrastare il fenomeno della prostituzione.

Il dipinto di Giovan Bernardino Azzolino descrive l’attività chiamata nei documenti di “redimere i captivi” attraverso la leggenda di San Paolino, Vescovo di Nola, che offre sé stesso al re dei Vandali per il riscatto del figlio di una vedova che è stato rapito.

Nella tela il santo è raffigurato al centro, il suo volto è incorniciato da una folta barba nera ed è rivolto verso il re posizionato alla sua destra. San Paolino indossa un lungo abito sacerdotale grigio e porta la mano sinistra al petto, mentre con la destra indica lo schiavo inginocchiato ai suoi piedi, ritratto con la schiena nuda. Questi in segno di sottomissione ha il busto piegato in avanti e il viso sembra sfiorare il pavimento. San Paolino offre la sua persona in cambio della liberazione dell’uomo. Di fronte a lui a destra, il re dei Vandali, è raffigurato con un tipico abbigliamento alla ‘turca’: un turbante bianco sul capo, baffi lunghi, un lungo caftano rosso, sul quale spicca la scimitarra d’oro e stivali ai piedi. Poggia la sua mano destra sulla spalla sinistra del santo e con la destra indica il prigioniero ormai libero dalle catene ben visibili a terra. Fanno da sfondo alla scena la folla che assiste al generoso gesto in cui sono presenti uomini e donne, alcune di esse esultano alzando le braccia al cielo, e bambini; in alto, una architettura classica circonda una Gloria, cioè una rappresentazione con Dio Padre, Gesù e angeli.

Il pittore siciliano, famoso per le sue composizioni sacre, realizza molte tele d’altare e sculture devozionali in cera per importanti chiese napoletane.

Oggi il continuo sostegno offerto da questo Istituto ad alcuni fragili della società lega ancora fortemente l’iconografia di questo dipinto, alla collaborazione che il Pio Monte offre ad associazioni che si occupano di immigrazione in particolare di minori stranieri non accompagnati.