4) Giovan Vincenzo Forlì

Nato a Forlì del Sannio, notizie dal 1588 al 1639

Il Buon Samaritano

1607

olio su tela, cm 306 x 205

Nel settembre del 1607 Forlì venne pagato 100 ducati per l’esecuzione di questa tela che aveva il compito di raccontare una tra le prime attività praticate dai sette fondatori presso l’Ospedale degli Incurabili. Qui, nel corso del ‘600, si finanziavano le spese necessarie per mantenere dai quaranta ai cinquanta letti a cui ogni venerdì veniva cambiata la biancheria, e nello stesso giorno si offriva una cena agli ammalati; a tale attività si affiancò l’opera esercitata, presso il complesso termale-ospedaliero di Ischia, fondato per la cura degli infermi. Oggi l’attività prosegue sostenendo numerose Associazioni e Onlus che si occupano di prevenzione o di diverse patologie, fisiche e mentali.

 

Forlì era considerato “fra pittori di prima classe ne’ suoi tempi”, forse originario del Molise, è documentato a Napoli per più di 40 anni, chiamato ad affrescare e dipingere in numerose chiese napoletane e campane tra il 1592 e il 1639. Durante la sua lunga attività, riuscì a conciliare diversi stili, tanto da accogliere le novità della pittura del Caravaggio.

La tela, raffigura la parabola del Buon Samaritano raccontata nel vangelo di San Luca.  L’episodio narra di un uomo che durante un viaggio da Gerusalemme a Gerico, viene aggredito da alcuni ladroni che lo lasciano ferito lungo la strada dove passano un sacerdote e poi un levita che lo ignorano. L’uomo è soccorso da un Samaritano, il quale dopo avergli lavato e fasciato le ferite lo conduce in una locanda affidandolo alle cure di un albergatore. I Samaritani erano gli abitanti della Samaria, zona della Palestina, ed erano considerati per tradizione avversari degli ebrei, ed è per questo che Gesù nel suo racconto affida al samaritano il ruolo di soccorritore caritatevole.

Nell’arte il tema ebbe molta fortuna in ogni epoca per indicare il precetto di Cristo: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Qui è inoltre utilizzato per illustrare l’opera di misericordia di Visitare gli infermi.

Il pittore riesce a rappresentare in un’unica scena differenti momenti del racconto. La composizione è infatti divisa in diversi piani, con uno sfondo costituito da un unico ampio paesaggio.

 

In alto, al centro del dipinto, è raffigurata la Madonna con in braccio il Bambino circondati dal volo di numerosi angeli che guardano la scena che avviene sulla terra. L’atmosfera notturna e il vortice di ali e di braccia è un chiaro richiamo a Caravaggio che aveva dipinto solo pochi mesi prima la sua Madonna della Misericordia nell’alto della tela sull’altare maggiore.

Appena al disotto della Vergine e degli angeli, sullo sfondo a sinistra, con toni sfumati e azzurrini è rappresentata la città di Gerusalemme e, lungo la strada, le figure del sacerdote e del levita che ignorano il ferito.

In primo piano, in basso a sinistra, è raffigurato il Samaritano che, insieme a un aiutante, si prende cura, in un ambiente cupo e desertico, del giovane malcapitato. Questi è accasciato in terra, ha la testa piegata in avanti e gli occhi chiusi, il petto e le gambe nude, un lenzuolo bianco è legato sotto la pancia.

L’anziano Samaritano è chino su di lui intento a pulire e curare le ferite con olio e vino contenuto in una piccola bottiglia, stretta nella mano sinistra. Il soccorritore ha il viso incorniciato da una folta barba bianca, porta sul capo un tipico cappello a turbante bianco e rosso, è vestito con una casacca rosa, una camicia azzurra e un mantello giallo mosso dal vento.

Sulla destra, più in alto, in dimensioni ridotte si svolgono le due scene finali della storia: nella prima, sotto il portico di una locanda, il giovane ferito è affidato alle cure di un albergatore, nella seconda il Samaritano, aiutato da un giovane, monta sul suo asino e riprende il viaggio.